I dettagli sull’«Operazione Fantasma» scattata a Trento
Disposte misure cautelari personali, sequestri e perquisizioni per reati contro il patrimonio e di natura fiscale

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L’indagine è scaturita grazie ad alcuni giovani che, coinvolti in buona fede dall’organizzazione «Fantasma», hanno fatto denuncia perché non erano stati pagati come ca contratto stipulato.
Insomma, ancora una volta è stata l’avidità a tradire i truffatori.
Parte lesa l’APIAE, agenzia della Provincia autonoma di Trento, che è stata raggirata con molte documentazioni più che corrette, ma che non corrispondevano a nulla di quanto dichiarato e ”dimostrato”.
Fatto sta che, nella mattinata odierna, i Carabinieri e i Finanzieri dei Comandi Provinciali di Trento, coordinati dalla Procura Distrettuale della Repubblica di Trento, hanno operato il fermo di indiziato di delitto nei confronti di un soggetto per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all'autorità giudiziaria ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Fatture che, per quanto false, sono state regolarmente inviate per via elettronica e quindi con tanto di Codice Univoco.
Contestualmente, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo in via d’urgenza per oltre 340mila euro ed effettuate, con il supporto dei reparti competenti, 66 perquisizioni nei confronti di ulteriori indagati e imprese nelle province di Trento, Vicenza, Padova, Latina, Siracusa, Modena, Vercelli e Lecco.
Al vertice dell’associazione per delinquere, ripetiamo, era un soggetto trentino.
L’esecuzione dei provvedimenti è scaturita da una complessa attività investigativa avviata nel 2024 dalla Sezione di polizia giudiziaria - Aliquota Carabinieri presso la locale Procura della Repubblica, dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri e dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Trento.
Le indagini hanno portato alla luce un’associazione per delinquere composta da cinque soggetti trentini i quali, allo stato degli atti, mediante la gestione di due distinti enti non profit, hanno perseguito molteplici reati ai danni di Enti pubblici.
Gli indagati, attraverso la conduzione di un’associazione di categoria a livello locale, mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti nonché la presentazione di un falso conto economico e fittizie iscrizioni, hanno raggirato gli enti pubblici per ottenere indebite contribuzioni.
Nel corso delle indagini è emerso che molte imprese risultavano associate a loro insaputa al predetto ente non lucrativo, al fine di raggiungere il numero minimo di iscritti che avrebbe permesso all’associazione di percepire i contributi pubblici.
Allo stato attuale, il sodalizio ha ottenuto contributi non spettanti dall’APIAE. (Azienda Provinciale Incentivazione Attività Economiche) per oltre euro 340.000. Cifra che pare destinata a crescere.
Accertamenti sono in corso sull’indebita concessione di ulteriori contributi da parte della locale C.C.I.A.A. e di Trentino Sviluppo S.p.A.
Le investigazioni hanno inoltre documentato la costituzione di un’ulteriore associazione non lucrativa convenzionata con diversi Tribunali italiani, quale ente certificatore dello svolgimento di lavori di pubblica utilità e messa alla prova da parte di soggetti imputati, la quale ha attestato falsamente all’Autorità Giudiziaria, dietro il pagamento di una somma di denaro anche sotto forma di donazione volontaria, l’avvenuta esecuzione di programmi di trattamento tramite svolgimento di «Lavori di pubblica utilità» e «Messa alla prova» senza che gli imputati avessero effettivamente svolto le ore di lavoro certificate dall’associazione stessa e permettendo agli stessi di accedere ai benefici premiali previsti dalla norma, come la sospensione del procedimento penale e l’estinzione del reato.
Nel corso delle attività è stato, altresì, rilevato che uno degli imputati in un procedimento penale per il quale è stata certificata l’esecuzione di un lavoro di pubblica utilità come mezzo riparatore dell’illecito, in realtà si trovava fuori dal territorio nazionale.
Complessivamente, l’indagine coinvolge oltre 60 persone fisiche e 15 imprese.
L’operazione odierna ha visto l’impiego di oltre 200 tra carabinieri e finanzieri.