Chiude la 45ª edizione del Vinitaly
Il salone chiude quasi 156.000 visitatori, dei quali oltre 48.000 esteri
«La top ten delle provenienze - dice
Ettore Riello, presidente di Veronafiere - vede la
Germania in testa, seguita da Stati Uniti e Canada, Regno Unito,
Svizzera, Francia, Austria, Paesi dell'Est Europa con una forte
presenza della Russia, Cina e Hong Kong».
«La crescita degli operatori internazionali - dice Giovanni
Mantovani, direttore generale di Veronafiere, - è un
evidente segno della tendenza del mercato mondiale. Inoltre,
nonostante i drammatici eventi che hanno colpito il Giappone è
stata confermata la presenza dei buyer provenienti dal Sol Levante
e Vinitaly in the World sta pensando a un'iniziativa particolare a
favore del popolo giapponese, grande estimatore dei prodotti e
della cultura made in Italy.»
Continua quindi il trend di crescita inarrestabile ormai da alcuni
anni, che dimostra la vitalità e la capacità del più importante
salone internazionale dedicato al vino di innovarsi sempre più in
chiave business.
«Tutti lasciamo Vinitaly soddisfatti - dice Lucio
Mastroberardino, nel duplice ruolo di produttore e
presidente dell'Unione Italiana Vini. - Abbiamo visto una
manifestazione estremamente dinamica, che ha dato grandi
possibilità di contatti specialmente alle aziende meno
dimensionate. Tocca ora alle imprese cogliere le opportunità che
questa fiera ha dato, ma c'è comunque l'invito ad andare avanti ed
essere ancora più strumento al servizio delle imprese.»
Gli fa eco Lamberto Vallarino Gancia, produttore e
presidente di Federvini.
«E' il Vinitaly del sorriso per il business - dice - grazie ai
contatti internazionali e ai segnali di ripresa dei mercati. Ci
sono poi molto interesse e curiosità per l'edizione 2012 che avrà
un nuovo format per le date.»
Giudizio favorevole anche da Gianni Zonin, per
«l'ottima presenza in particolare dei primi tre giorni, con il
mercato estero che sta dando soddisfazioni. Bisogna invece lavorare
insieme - dice Zonin - sul mercato italiano per fare educazione
alimentare e cultura del bere consapevole, per arrivare a eliminare
il problema dell'etilometro».
«Vinitaly è il palcoscenico del vino italiano al servizio degli
importatori provenienti dal mondo - dice Angelo
Gaja. - Il trend dell'export è in crescita perché le
cantine italiane abituali esportatrici hanno contribuito a
costruire nel tempo una domanda che non va soltanto a loro
esclusivo beneficio, ma rimbalza successivamente in Italia ad opera
di importatori che vengono alla ricerca di altri produttori
italiani in grado di fornire loro vini delle stesse tipologie ma
meno cari, oppure di migliore qualità, oppure più esclusivi, meno
distribuiti.»
Che questa edizione di Vinitaly avesse i numeri per essere
ricordata lo si era già capito nei primi giorni di manifestazione,
ma i commenti delle aziende valgono per capirne il significato.
L'aumento degli operatori esteri, inoltre, è stato accompagnato da
una loro maggiore qualità.
«Le presenze estere - spiega Enrico Chiavacci,
direttore commerciale di Antinori - provenivano sia da Paesi
emergenti che da quelli consueti. Queste ultime hanno dimostrato
una nuova vitalità e attenzione per le novità e per i vini adatti a
un consumo più quotidiano. Per questo siamo estremamente
contenti».
È andata molto bene per Oscar Farinetti,
amministratore delegato di Fontanafredda.
«Abbiamo visto molta gente interessata, con contatti anche
inaspettati in particolare con operatori provenienti dal Far East
(coreani e cinesi), ma ottimi contatti li abbiamo avuti anche con
il Nord Europa».
Segnali positivi anche per gli spumanti, con Antonio
Motteran, direttore generale di Carpenè Malvolti,
soddisfatto per i risultati conseguiti.
«Vinitaly ha confermato le nostre sensazioni positive, con
l'ulteriore incremento nell'ordine del 3-5% di interesse da parte
di importatori esteri, soprattutto dagli Stati Uniti, Regno Unito e
Germania».
«Vinitaly è sempre un evento imperdibile e divertente - dice
Giuseppe Tasca d'Almerita. - C'è una buona energia
ed è positiva la voglia di Vinitaly di innovare, anche proponendo
un cambio dei giorni della manifestazione».
«Abbiamo parlato con i colleghi del cambio di data - dice
Lorenzo Biscontin, responsabile marketing di Santa
Margherita. E' una novità che non sappiamo ancora valutare, ma
sembra una buona idea, anche se bisogna stare attenti a come cadrà
la Pasqua l'anno prossimo.».
Per quanto riguarda il nuovo format della manifestazione, ecco il
commento delcapo area di Giv Giampaolo De
Poli.
«Mi aspetto una conferma per gli stranieri, mentre potrà esserci
una maggiore presenza di ristoratori italiani.»